Se leggi l'INCI di un buon siero asiatico, prima o poi incontri una parola: ferment. Saccharomyces ferment filtrate, Lactobacillus ferment, Bifida ferment lysate. Sono tra gli ingredienti più diffusi nella cosmetica coreana e giapponese, e da qualche anno stanno arrivando anche nelle formule europee.
Vediamo cosa sono davvero, senza il misticismo che di solito li accompagna.
Cos'è un ingrediente fermentato
La fermentazione è un processo antichissimo: microrganismi — lieviti, batteri lattici — trasformano una materia prima in qualcos'altro. È come si fanno il pane, il vino, lo yogurt e il miso.
In cosmetica funziona allo stesso modo: si mette un substrato (acqua, zuccheri, estratti vegetali) in un fermentatore insieme a un ceppo selezionato, si controllano temperatura e tempo, e alla fine si filtra. Quello che resta — il filtrato di fermentazione — è l'ingrediente cosmetico.
Attenzione a un equivoco frequente: nel prodotto finito non ci sono microrganismi vivi. Il filtrato viene separato e la formula è conservata secondo le norme europee. Un cosmetico fermentato non è uno yogurt sul viso.
Perché fermentare invece di usare l'ingrediente tal quale
Tre motivi pratici.
Molecole più piccole. La fermentazione scompone molecole grandi in frammenti più piccoli. Un attivo più piccolo si distribuisce meglio sulla pelle e viene assorbito con più facilità dagli strati superficiali.
Nascono composti nuovi. Durante il processo i microrganismi producono sostanze che nella materia prima di partenza non c'erano: amminoacidi, peptidi, acidi organici, vitamine del gruppo B, polisaccaridi. Il filtrato finale è più ricco dell'ingrediente iniziale.
Meno sostanze irritanti. Alcuni componenti vegetali potenzialmente fastidiosi vengono trasformati durante la fermentazione. È uno dei motivi per cui gli estratti fermentati sono spesso ben tollerati.
Quarant'anni di storia asiatica
La cosmetica giapponese lavora sui fermenti dagli anni Ottanta. La leggenda del settore racconta di ricercatori colpiti dalle mani dei lavoratori delle distillerie di sake: mani anziane, ma con una pelle sorprendentemente liscia. Da lì partì la ricerca sui filtrati di fermentazione del lievito.
Che l'aneddoto sia romanzato o meno, il risultato è che oggi il filtrato di lievito è uno degli attivi più studiati e più venduti della cosmetica asiatica, ed è il cuore di alcuni dei sieri più costosi al mondo.
I fermenti nelle formule ELAXO
Nelle nostre due formule ci sono tre attivi ottenuti per fermentazione. Li trovi tutti nell'INCI stampato sull'astuccio.
Saccharomyces ferment filtrate
Nel Siero e nella Crema. È il filtrato di fermentazione del lievito, la famiglia di attivi di cui parlavamo sopra. Contribuisce all'idratazione, alla morbidezza e alla luminosità dell'incarnato, e aiuta a mantenere la pelle confortevole nel tempo.
Sphingomonas ferment extract
Nel Siero. Deriva dalla fermentazione di un batterio del genere Sphingomonas, che produce un polisaccaride capace di trattenere acqua. Serve a mantenere l'idratazione negli strati superficiali e a lasciare la pelle distesa.
Lactobacillus ferment
Nella Crema. Fermento lattico che contribuisce al comfort e al benessere della superficie cutanea.
Fermenti e probiotici non sono la stessa cosa
È la confusione più diffusa, alimentata dal marketing.
| Cosa sono | |
|---|---|
| Probiotici | Microrganismi vivi. In cosmetica sono rarissimi: mantenerli vivi in un barattolo, e conformi alla normativa, è complicatissimo |
| Postbiotici / fermenti | Ciò che i microrganismi hanno prodotto, filtrato e stabilizzato. È quello che trovi nella quasi totalità dei cosmetici |
| Prebiotici | Sostanze che nutrono i microrganismi già presenti sulla pelle |
Se un prodotto dichiara "probiotici" in etichetta e nell'INCI leggi ferment filtrate o ferment lysate, quello che stai comprando è un postbiotico. Non è peggio — anzi, è più stabile — ma è corretto chiamarlo con il suo nome.
Come riconoscerli nell'INCI
È semplice: cerca la parola ferment. I nomi seguono quasi sempre lo stesso schema.
- Saccharomyces ferment filtrate — filtrato di lievito
- Lactobacillus ferment — fermento lattico
- Bifida ferment lysate — lisato di bifidobatteri
- Galactomyces ferment filtrate — filtrato di Galactomyces
- Sphingomonas ferment extract — estratto di fermentazione di Sphingomonas
Come sempre, guarda dove compaiono nella lista: nella prima metà valgono molto più che in coda dopo i conservanti. Come si legge un INCI, in 7 criteri →
Domande frequenti
I cosmetici fermentati sono adatti a chi ha la pelle sensibile?
Gli attivi fermentati sono generalmente ben tollerati, ed è uno dei motivi della loro diffusione. Ma come per qualsiasi cosmetico la tollerabilità dipende dalla formula intera, non da un singolo ingrediente: se hai una pelle molto reattiva leggi l'INCI completo e fai una prova sull'incavo del braccio.
Un prodotto fermentato scade prima?
No. Il filtrato viene stabilizzato e la formula è conservata come qualsiasi altro cosmetico. Fai riferimento al simbolo PAO sulla confezione, che indica entro quanti mesi consumare il prodotto dopo l'apertura.
Fermenti e PDRN si possono usare insieme?
Sì, lavorano su fronti diversi e non interferiscono. Nelle nostre formule convivono nello stesso prodotto: il PDRN sostiene i processi di rinnovamento, i fermenti lavorano su idratazione e comfort.
Gli ingredienti fermentati sono vegani?
Dipende dal substrato di partenza e dal ceppo utilizzato: i fermenti in sé derivano da lieviti e batteri, non da animali. Va però valutata la formula completa. Nel caso di ELAXO i prodotti non sono indicati come vegani, ma per un motivo diverso: il PDRN è di origine marina.
In sintesi
I fermenti non sono una moda passeggera né una magia: sono un modo di produrre attivi cosmetici che esiste da decenni, ben documentato, con un profilo di tollerabilità favorevole. Non sostituiscono gli attivi anti-età strutturali come il PDRN o i peptidi — li accompagnano, lavorando su idratazione, comfort e luminosità.
Ed è esattamente per questo che li abbiamo messi in entrambe le formule.
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